Nuova avventura professionale: InTarget Group
Da alcuni mesi ho assunto l’incarico di Managing Director di InTarget.net, business unit storica di InTarget Group, agenzia dedicata al search marketing con particolare focus, neanche a dirlo, sulla SEO.
Diretta da Nicola Tanzini, InTarget Group è una digital marketing agency fortemente orientata alla performance, e la sua strutturazione in unit è già un biglietto da visita che chiarisce l’approccio olistico, elemento distintivo dei suoi servizi consulenziali. Mentre gli uffici commerciali sono comprensibilmente dislocati su Milano e Roma, il grosso del reparto operativo è situato all’interno del Polo Tecnologico di Navacchio, a pochi chilometri da Pisa. Questa collocazione presenta molti vantaggi, perché l’Università di Pisa è una fucina di talenti che all’interno di InTarget Group possono completare la propria formazione ed entrare nel mondo del digital marketing di alto profilo senza dover necessariamente abbandonare la meravigliosa terra di Toscana.
All’interno di InTarget ho trovato un gruppo di professionisti di altissimo livello ed un approccio al digital marketing assolutamente in sintonia con la mia visione di questo mestiere: il mio habitat ideale! La possibilità di tornare a confrontarsi con clienti di alto profilo e progetti strutturati, assolutamente incompatibili con la dimensione “one man band” mi ha stimolato e gratificato come non mi accadeva ormai da anni, ed è per questa ragione che ho accettato con entusiasmo la guida della unit InTarget Net in pianta stabile, abbandonando l’attività da freelance.
Questi ultimi mesi hanno rappresentato una grande occasione di crescita: le difficili sfide che attendono il nostro Team rappresentano uno stimolo irresistibile per chi, come me, è stato fra i primissimi pionieri del digital marketing. Da vecchio dinosauro della SEO, sto avendo la possibilità di confrontarmi con menti giovani e brillanti, un’esperienza stimolante sotto il profilo professionale e umano che mi sta donando una grande carica, facendomi sentire più giovane
Google Freshness Update: dove va la search?
Nei giorni scorsi sul blog ufficiale di Google si è annunciato un nuovo, importante aggiornamento dell’algoritmo che si fonda su un semplice principio: fresh is best. Google parte dal presupposto che anche nel caso in cui l’utente non lo specifichi (è possibile indicare l’intervallo temporale dei documenti da visualizzare nelle SERPS), con ogni probabilità è a caccia di risultati non solo rilevanti, ma anche freschi. In base a questo assunto, se un utente cerca [champion's league] senza ulteriori specificazioni è probabile che sia interessato all’edizione dell’anno in corso e non a quella del 2005, pertanto Google ha deciso di dare maggiore evidenza ai risultati che, a partità di rilevanza, risultino più recenti.
Il dato che fa pensare è l’impatto stimato sulle SERPS di questo aggiornamento Caffeine 2.0: circa il 35% delle ricerche sarà interessato dalla novità, ma con un chiarimento: il 35% delle ricerche presenterà almeno 1 risultato interessato dalla modifica, mentre su un piano generale l’impatto stimato è del 6-10%. Ovviamente il principio fresh is best non può trovare applicazione per tutte le ricerche, ed infatti Google chiarisce che ciascuna ricerca esprime esigenze di freschezza diverse, aggiungendo che se un utente cerca una ricetta la sua esigenza può essere soddisfatta al meglio da un documento datato, mentre se cerca il punteggio di una squadra nel campionato in corso evidentemente ha bisogno di un risultato di poche ore o giorni.
Le principali ricerche che potranno essere impattate dal Freshness Update sono di tre tipi:
1) eventi recenti o argomenti caldi: chi effettua ricerche su fatti di attualità del mondo reale come di quello digitale, è certamente interessato alle informazioni più recenti. In queste ricerche si potrà notare una maggiore presenza di contenuti freschissimi, anche di pochi minuti;
2) eventi ricorrenti: nel caso di fiere, convegni, conferenze, competizioni sportive eccetera, è scontato che ogni ricerca effettuata dall’utenza mira ad ottenere informazioni attuali, ossia sull’edizione dell’anno in corso (passata, presente o dell’immediato futuro).
3) ricerche che vengono soddisfatte da risultati aggiornati frequentemente: chi cerca informazioni su prodotti o servizi (computer, auto, telecamere) probabilmente è interessato a quelle più recenti.
Sappiamo bene che l’obiettivo di Google è quello di rendere la search experience degli utenti sempre migliore. Questo continuo ritocco dell’algoritmo, che già oggi è di una complessità impressionante, renderà sempre più importante un approccio consapevole alla produzione di contenuti. Una volta ottimizzata la struttura tecnica del portale, infatti, sarà sempre più importante e remunerativo programmare con attenzione le pubblicazioni e curare la qualità delle informazioni fornite ai visitatori per poter sfruttare al meglio la ricerca organica come driver di traffico qualificato in tandem con le interazioni dei social media. Trucchi e trucchetti, che sul medio e lungo periodo non offrono garanzie, presenteranno un rapporto costi/benefici sempre meno vantaggiosi, perché man mano che l’algoritmo si farà più complesso nel tentativo di riconoscere e valorizzare i contenuti di qualità…. occorrerà un monte ore sempre più cospicuo per surrogare questa qualità con artifici e aggiramenti il cui esito non è garantito, soprattutto sulla distanza.
Cosa voglio dire? Che la SEO sarà sempre più integrata con le buone regole per la realizzazione di un sito e per la redazione dei relativi contenuti. Misurare e analizzare i dati di web analytics per affinare le strategie editoriali e di investimento sarà sempre più la chiave per il successo, ed il SEO/SEM/Digital Marketer sarà una figura sempre più irrinunciabile per un corretto equilibrio di strategie aziendali e gestione del marketing mix.
Svolta epocale: Googlebot può eseguire javascript e ajax
Chi opera nel settore dei motori di ricerca è abituato ai cambiamenti frequenti, ma non capita spesso di trovarsi di fronte a novità di portata storica. Da un freschissimo tweet di Matt Cuts si è avuta conferma del fatto che adesso Googlebot è in grado di eseguire javascript e ajax al fine di indicizzare alcuni contenuti dinamici prima “invisibili” allo spider.
Per comprendere la portata di questa novità si deve considerare che Google indicizza URLs, e che fino ad oggi il principio è stato: one resource, one url. Tecnologie come Ajax permettono di manipolare i contenuti di un documento senza variare l’URL, agendo come un’applicazione web e creando notevoli problemi a Googlebot, che non riusciva a “vedere” i contenuti generati dinamicamente. Non a caso, nella Guida per Webmaster di Google si suggeriva l’adozione della tecnica Hijax definita dallo sviluppatore Jeremy Keith, che prevedeva la realizzazione di un sito in semplice HTML ed il suo successivo potenziamento con Javascript/Ajax.
In poche parole, occorreva creare un semplice sito con collegamenti ipertestuali e form che passavano le informazioni al server al fine di ottenere la restituzione di una nuova pagina per ciascuna richiesta e solo successivamente si intercettavano i link e i dati inviati con i moduli per passare le relative informazioni con richiesta XMLhttp ed ottenere l’aggiornamento di singole parti del documento. In questo modo i browser che supportavano Js/Ajax potevano sfruttarne le potenzialità, mentre gli spider ed i browser che non li supportavano potevano accedere ad un nuovo documento attraverso normali link e moduli.
La novità appena annunciata potrebbe rendere inutile – ma è presto per stabilire come e quanto – il ricorso a questa tecnica di “progressive enhancing” e consentire a Google la piena indicizzazione dei contenuti generati dinamicamente con Javascript e Ajax.
Come impatterà questa modifica sui risultati delle ricerche? Come avverrà l’indicizzazione dei contenuti generati con Javascript e Ajax? Credo sia presto per dirlo: occorrerà un’attenta opera di monitoraggio per stabilire l’esatta portata di questa importante innovazione. Di sicuro, dovrò rivedere i materiali didattici dei corsi di formazione SEO
Credo, però, che sia possibile fare una riflessione che reputo significativa e che si ricollega al discorso sulla SEO che affrontavo giusto qualche giorno fa in questo post: l’evoluzione dei motori di ricerca trasformerà sempre più il ruolo del SEO, rendendolo sempre meno smanettone e sempre più esperto di strategie di comunicazione. Da sempre quella del SEO è stata una figura professionale caratterizzata da una conoscenza multidisciplinare, e così resterà anche nel futuro. Ciò che cambierà è il peso di ciascun settore di conoscenza all’interno del mix che compone il bagaglio culturale di un buon SEO.
Lo stesso Matt Cuts ha recentemente sostenuto che in un mondo ideale in cui i motori di ricerca fossero in grado di indicizzare il web senza intoppi e restituire sempre la migliore risposta agli utenti la SEO non avrebbe molte ragion d’essere, ma è evidente che questo mondo ideale è probabilmente destinato a restare un’aspirazione per lungo tempo. Man mano che i meccanismi dei motori si evolvono, però, ruolo e strategie del SEO cambiano di pari passo, trasformando quello che un tempo era un semplice smanettone in una figura professionale diversa – a mio avviso di caratura superiore – capace di offrire ai propri clienti vantaggi che travalicano la dimensione digitale.
Se si considera la progressiva integrazione dei vari strumenti di digital marketing e analytics e la sempre più stretta correlazione tra social e search…. non è escluso che presto si debba elaborare una nuova definizione per chi fa il nostro mestiere….