SEO con certificazione individuale Google Analytics

Certificazione individuale Google AnalyticsAdesso posso dirlo anche io:  sono un consulente SEO con certificazione individuale (IQ) Google Analytics. Devo essere onesto: non ho dedicato molto tempo al corso fornito da Google ed ho voluto provare a vedere se riuscivo a superare l’esame semplicemente con la mia esperienza diretta, per questo adesso sono in grado di dare un consiglio a tutti coloro che intendono affrontare l’esame: non fate come me :-)

L’IQ Test si compone di 90 domande, perlopiù con risposte alternative ma anche a risposta multipla. Sostenerlo costa 50$ e si hanno 90 minuti a disposizione per rispondere alle domande, ma l’esame può essere messo in pausa in qualsiasi momento, e deve essere completato entro 120 ore dal suo inizio. Alcune domande sono insidiose, ma in generale l’esame è alla portata di chi ha una buona dose di esperienza nell’uso di GA e dell’attività di tracking in generale. Per passare occorre rispondere correttamente almeno all’80% delle domande.

Alla luce dei fatti, mi sento di dare qualche consiglio a chi si accinge a tentare l’esame – che costa 50$ e può essere ripetuto a distanza di due settimane solo pagando nuovamente la quota:

1) memorizzate visivamente le varie sezioni di Analytics e i dati disponibili nelle varie sezioni;

2) seguite integralmente il corso online;

3) prendete appunti per annotare i dati più difficili da memorizzare, potranno tornarvi utili (es: durata sessioni, numero massimo di profili attivabili, numero massimo di eventi registrabili per visita etc etc);

4) dedicate particolare attenzione alle attività di tracking delle campagne sem, alla connessione con account adwords, al setup di goals, filtri, espressioni regolari etc…

5) più nozioni memorizzate, meno ne dovrete “controllare” durante l’esame. Il tempo a disposizione non vi consente di “barare” più di tanto, perché le domande sono piuttosto  specifiche e non è facile rinvenire le risposte in tempo rapido: sudiate il materiale didattico al meglio prima di iniziare il test!

La certificazione ha una durata di 18 mesi, allo scadere dei quali occorre ripetere l’esame.

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La formazione SEO, un risparmio di tempo e denaro

Prima di affrontare l’argomento, vorrei fare una premessa: in tutta onestà, quando ho messo online questo sito pensavo che avrei avuto la possibilità di curare la pubblicazione di contributi con maggiore continuità, ma purtroppo – o forse per fortuna! – l’intenso lavoro non mi ha permesso di dare seguito ai miei propositi. Di questo prendo atto con una vena di rassegnazione.

Anche in questi primi mesi del 2010, l’esperienza sul campo mi ha dato conferma del grande bisogno di education nel settore degli investimenti online. Mi riferisco non solo e non tanto ai clienti che investono denari con l’obiettivo di sviluppare business online, quanto agli operatori delle web agencies, ossia quei soggetti o team che curano in prima battuta la progettazione e la realizzazione del sito del cliente, strumento che dovrebbe procurare un ritorno economico sotto forma di brand awareness, contatti e vendite.

Può apparire una considerazione banale, se si vuole, ma ad oggi non esiste uno strumento di promozione online dal rapporto costi/benefici più conveniente dei motori di ricerca, che restano – direttamente o indirettamente -  il principale mezzo utilizzato dai navigatori per rintracciare prodotti o servizi online. Questa considerazione ha delle implicazioni su struttura e soluzioni tecnologiche dei siti web, perché quanto più un sito viene progettato e realizzato tenendo conto dei meccanismi di funzionamento dei motori di ricerca, tanto più sarà in grado di sfruttare il traffico veicolato dai risultati organici delle ricerche , estremamente qualificato e – aspetto che più conta – totalmente gratuito.

Nella stragrande maggioranza dei casi, ad oggi i clienti finali o le web agencies che mi contattano mi chiedono di risolvere dei problemi dovuti alla scarsa search engine friendliness del loro sito, una caratteristica che incide negativamente sulla sua capacità di generare business e ritorno sull’investimento. In sostanza, mi si chiede di rattoppare un vestito concepito e realizzato senza tenere nel dovuto conto le poche ma importanti caratteristiche che un sito deve avere per poter sfruttare al meglio le opportunità offerte dai motori di ricerca.

Appare evidente che un simile meccanismo finisca per aggravare i costi per il cliente finale e sollevare problemi di customer satisfaction per le web agencies, che hanno tutto l’interesse a fornire strumenti non solo belli e funzionali sotto il profilo della navigazione, ma anche capaci di permettere al cliente il raggiungimento dei propri obiettivi, ossia lo sviluppo di business. Se un sito bello e funzionale non riesce a sfruttare la propria capacità di veicolare traffico gratuito dai motori di ricerca, allora si ha un bel problema, anche se, inutile negarlo, esistono situazioni in cui  la netta distinzione delle due attività di creazione e promozione del sito sembra calcolata e preordinata all’incremento dei costi per il cliente. E’ il caso di alcuni gruppi, anche molto noti, che hanno al loro interno web agencies e sem agencies che agiscono come unità a compartimenti stagni: invece di applicare le nozioni SEO alla progettazione del sito, si procede alla creazione del sito più o meno se unfriendly e poi si piazza il servizio SEO della sem agency, con conseguente salasso per il cliente. Il classico giochino alla Penelope per allungare il brodo.

La formazione SEO aziendale

Non avendo a disposizione uno strumento simile alla fusione mentale vulcaniana ben nota agli appassionati di Star Trek, è naturale che il SEO non possa trasmettere integralmente la propria esperienza, indispensabile per un’azione di promozione mirata ed efficace, ma questo non significa che la situazione patologica appena descritta non possa essere corretta almeno in parte. Un coaching mirato può infatti fornire ai team di sviluppo e realizzazione del sito strumenti capaci di limitare grandemente i principali errori di progettazione e costruzione di un sito, da soli  in grado di compromettere in tutto o in parte la sua capacità  di sfruttare al meglio il proprio potenziale sui motori di ricerca.

Soprattutto con riferimento alla progettazione o alla personalizzazione di sistemi di gestione contenuti ed alla costruzione dei template utilizzati per le varie aree del sito, bastano poche e decisive indicazioni per ottenere un sito sufficientemente funzionale, e orientare il lavoro del SEO  verso un ciclo continuo  di monitoraggio e affinamento dell’ottimizzazione, piuttosto che di analisi e risoluzione delle patologie. Nel caso di siti molto ricchi di contenuti come shopping o riviste elettroniche, inoltre, è sufficiente rimuovere gli ostacoli ad una corretta indicizzazione (struttura collegamenti, frames, menù di navigazione illeggibili dai motori, contenuti duplicati etc) e strutturare CMS e template  in modo corretto (corretta valorizzazione title, metatag, headings etc) per ottenere una struttura “auto-ottimizzata” capace di riportare risultati più che apprezzabili. Se nella fase di progettazione e realizzazione del sito si seguono poche e semplici linee guida, il SEO potrà limitarsi ad interventi di affinamento dell’ottimizzazione e concentrarsi maggiormente sugli elementi off page, senza dover perdere tempo (e denari del cliente) ad individuare e correggere i guasti originari. Quando invece il sito viene progettato senza tenere conto delle esigenze SEO, si rende necessaria un’attività dispendiosa che, in un mondo ideale, non avrebbe ragione di esistere.

Nella mia personale esperienza, l’attività di coaching SEO dei team aziendali (non solo in relazione allo sviluppo, ma anche con riferimento ai contenuti web) produce ottimi risultati immediatamente apprezzabili sotto forma di siti più funzionali, riducendo i costi dell’attività del SEO e favorendo migliori risultati in tempi molto più brevi.

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi esistono molte web agencies che propongono anche servizi SEO – del resto, il concetto stesso di web agency si riferisce a  strutture con competenze diffuse ed estese anche alla SEO – e che, pertanto, progettano e realizzano i siti tenendo conto delle esigenze dei motori di ricerca. Purtroppo, la verità è che l’analisi dei siti dimostra che spesso l’esperienza SEO è solo millantata, in quanto capita di trovare con frequenza allarmante  siti che usano trucchi e trucchetti (testi e link occultati con i fogli di stile, in prevalenza) capaci di procurare l’estromissione del sito dall’indice di Google, principale driver di traffico, con danni per il cliente finale che è facile immaginare.

Per concludere, vorrei chiarire che gli errori di progettazione dalla prospettiva SEO non vanno intesi come prova di scarsa professionalità dei web designer/web developer, perché la mancanza delle dovute nozioni SEO va intesa più come un errore strategico dell’agenzia e non come pecca personale degli elementi del team.

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Consulenza SEO: se il sito non funziona…

Capita spesso di imbattersi in clienti che hanno investito tempo e denaro nella realizzazione di un sito e sono rimasti delusi dagli scarsi risultati. Spesso queste persone non riescono a capire come sia possibile che il loro bellissimo sito non riesca a generare contatti, vendite, fatturato, e non è raro che la colpa del fallimento sia imputata a… internet, che invece funziona benissimo e consente a tanti operatori di fare ottimi affari ed estendere a dismisura le opportunità di business offerte dal mondo reale.

Premesso che ciascuno ha il proprio metodo di lavoro e che le notazioni che seguono non hanno la pretesa di dettare alcuna legge immutabile, vediamo come il consulente SEO possa condurre un’analisi finalizzata ad isolare i problemi che impediscono ad un sito di funzionare correttamente e soddisfare le legittime aspettative del suo titolare.

Quando mi trovo di fronte un sito che non funziona,  per prima cosa procedo ad una serie di analisi volte ad accertare:

1) la sussistenza di elementi in grado di ostacolare una corretta indicizzazione: sono molti i motivi che possono impedire agli spider una corretta indicizzazione dei documenti che compongono il sito oggetto di analisi. L’uso di flash, frames, javascript, così come alcuni settaggi del server possono condizionare negativamente il processo di indicizzazione fino a rendere il sito sostanzialmente invisibile agli spider nei casi più gravi. Alcune soluzioni tecniche, poi, possono violare le condizioni di utilizzo dei motori di ricerca e comportare conseguenze negative sotto forma di penalizzazioni più o meno severe, fino all’estromissione del dominio dall’indice;

2) la sussistenza di elementi in grado di interferire negativamente con il processo di attribuzione di rilevanza ai singoli elementi che compongono il sito: la mancata implementazione di title e meta tag personalizzati ed appropriati, una struttura dei collegamenti carente, l’assenza di sitemaps HTML e/o XML, contenuti testuali insufficienti o scarsamente ottimizzati, una popolarità del sito insufficiente, contenuti duplicati eccetera possono incidere in modo significativo sul livello di visibilità del sito nei risultati organici offerti dai motori di ricerca, riducendo la quantità di traffico veicolato da questi formidabili e gettonatissimi strumenti.

Se si hanno dubbi sulla congruità dell’offerta è possibile procedere seduta stante ad un’analisi della concorrenza, ma se non vi sono motivi per ritenerla palesemente “fuori mercato” a mio avviso è preferibile concentrarsi sulla capacità del sito di attirare traffico. Una volta ottimizzato il sito e innescato un processo virtuoso al fine di sfruttare i motori di ricerca per veicolare traffico qualificato, potremo analizzare il comportamento dell’utenza attraverso una serie di strumenti di monitoraggio, che ci permetteranno di individuare e presumibilmente risolvere i problemi che impediscono al sito di fare il suo dovere.  Non prendo volutamente in considerazione elementi facilmente rilevabili che possono, da soli, compromettere ogni possibilità di successo, come ad esempio l’uso di un traduttore automatico per la realizzazione delle versioni in lingua, una grafica inadeguata o altri elementi macroscopici individuabili “on the fly” da un qualunque professionista del settore, non necessariamnte specializzato in  search engine marketing.

In tutto questo procedimento le variabili sono talmente tante e varie che è impossibile produrne un elenco esaustivo, ma una volta appurato che il sito non esprime tassi di conversione sufficienti potremo concentrare la nostra indagine su alcuni aspetti specifici, utilizzando alcuni indicatori strategici:

a) bounce rate => Tassi di bounce medi eccessivamente elevati (la mia attenzione si impenna con tassi che raggiungono o superano il 40-50%) possono indicare l’esistenza di un problema di concordanza tra le chiavi di ricerca utilizzate dall’utenza per raggiungere il sito e le informazioni effettivamente disponibili, o anche un problema di scarsa qualità delle informazioni. L’utente che abbandona il sito a prima vista, senza approfondire l’ispezione con ulteriori passaggi, denota uno scarso interesse verso i contenuti rintracciati e questo atteggiamento merita un’accorta analisi delle possibili cause;

b) page views => come il tasso di bounce, che indica la percentuale di utenti che abbandona la navigazione del sito subito dopo esservi approdato, senza navigare le pagine interne, il numero di page views per sessione è un chiaro indicatore della corretta tematizzazione del sito e della rispondenza dei suoi contenuti – anche  e soprattutto sotto il profilo delle aspettative dell’utente – rispetto alle chiavi di ricerca per cui è ben posizionato – e quindi raggiungibile  – sui motori di ricerca. In linea di massima, un maggiore numero di page views per sessione indica una buona corrispondenza tra i listing dei risultati organici delle ricerche ed i contenuti informativi del sito. Questo parametro, infatti, è generalmente collegato da un rapporto di proporzionalità inversa con il bounce rate;

c) pagine di uscita e tasso di abbandono del processo di acquisto => un’analisi dei percorsi di navigazione dell’utenza all’interno del sito può rivelare dei punti critici caratterizzati da un alto tasso di abbandono dell’utenza. Capire dove, come e perché l’utente abbandona la navigazione, magari durante un processo di acquisto (o di processo che conduce ad un’azione, come ad esempio l’iscrizione ad una newsletter o la compilazione di un modulo di richiesta informazioni) è di vitale importanza, perché a volte basta una piccola modifica del processo per stravolgere lo scenario. Una volta individuato il punto o i punti critici, dovremo concentrare lì la nostra attenzione, per capire l’esatta causa del problema e individuare la possibile soluzione;

d) aspetti economici dell’offerta => l’utenza internet non è affatto sprovveduta e sa sfruttare bene uno dei principali vantaggi offerti dalla rete ai navigatori interessati all’acquisto di un determinato prodotto o servizio, vale a dire l’opportunità di comparare le offerte commerciali con pochi clic. Il prezzo di un prodotto o servizio non è l’unico parametro con cui il potenziale cliente valuta l’offerta, ma certamente è un fattore significativo: se il vostro sito vende un prodotto industriale ad un prezzo molto più alto di quello di altri concorrenti, è chiaro che i tassi di conversione ne risentiranno negativamente. Se il vostro marchio è riconosciuto come sinonimo di qualità e competenza, potreste vendere meglio di chi pratica prezzi più bassi. Lo stesso principio vale anche per quei siti che offrono servizi post vendita ben strutturati o sanno rapportarsi al meglio con il cliente, offrendogli l’assistenza di cui ha bisogno in tempi rapidi: il prezzo è importante, ma deve sempre essere valutato in associazione ad altri parametri;

e) aspetti informativi => un sito che offre tutte le informazioni necessarie all’acquisto presentandole in modo tale da renderle facilmente accessibili al pubblico dei navigatori (e potenziali clienti) serve principalmente a risparmiare lavoro, perché ci eviteranno di dover rispondere singolarmente a montagne di  email con le stesse domande. Leggendo le informazioni molti utenti non avranno bisogno di ricorrere al contatto diretto, e a quelli che comunque scriveranno – l’utenza, si sa, ama la pappa scodellata – potremo rispondere con una mail standard dotata di link alla pagina contenente le informazioni richieste, spesso raggruppate nella sezione FAQ.

f) brand reputation => un’accorta attività di monitoraggio ci consentirà di verificare se sulla rete esistano esternazioni riguardanti il sito dell’azienda oggetto di analisi e, in caso positivo, cosa si dica concretamente dell’azienda, delle sue offerte commerciali e dei servizi post vendita. Il passaparola può essere un fondamentale strumento di marketing, soprattutto in determinati settori, ma resta un’arma a doppio taglio ed è opportuno verificare sussistenza e natura di eventuali problemi di reputazione.

L’analisi congiunta di questi ed altri elementi consente quasi sempre di farsi un quadro chiaro della situazione e, conseguentemente, di elaborare una strategia che possa superare ogni ostacolo. A volte l’analisi chiarirà che il cliente non ha concrete chance di concludere buoni affari su internet, magari perché la sua offerta risultavalida nel mercato locale ma non anche su internet, dove le influenze geolocalizzate hanno poco valore e dove l’estensione dei confini del mercato aumenta il livello di concorrenza a tutto vantaggio non solo degli operatori commerciali, ma anche e soprattutto dei clienti. Nella maggioranza dei casi, però, la causa dei problemi sarà di altro tipo, risolvibile con una serie di interventi correttivi o, nel peggiore dei casi, con la rielaborazione integrale del sito.

Nella necessaria generalizzazione ho volutamente omesso una lunga serie di distinguo, a partire da quello forse più importante: la scelta della strategia di ottimizzazione più adatta al caso concreto, che varia in funzione di diversi fattori, fra i quali spicca la distinzione dei siti in funzione di quantità, qualità e dinamica dei contenuti testuali, che sarà oggetto di uno dei prossimi post.

che funziona benissimo e consente a tanti operatori di fare ottimi affari e di estendere a dismisura le opportunità di business offerte dal mondo reale. Il problema che affligge il tuo sito è certamente un altro.
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